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La luce della materia – Palazzo Naiadi

Solo show

le dame art gallery a cura di Gianfranco Valleriani

testo critico di Gianfranco Valleriani

La bellezza ha il colore della luce
Le trame colorate e i paesaggi velati di Tania Welz

E’ un senso di bellezza a colpirci quando ci troviamo di fronte ai lavori di Tania Welz; un senso di bellezza che è al contempo luminoso e soave, mai abbagliante.

Le opere di Welz – artista di origine tedesca, ma di adozione italiana – combinano materiali di diverse origini: stoffe di tutti i tipi, metalli preziosi (oro e argento principalmente) e colori spesso ottenuti con laboriosi e attenti processi di ossidazione. Un’elegante combinazione che miscela elementi semplici e materiali preziosi.

Le stoffe utilizzate in maniera stratificata mettono in scena processo di “svelamento” di un’essenza che è altrove, lontana eppure dentro di noi. Un’emersione di segni e di trame a cui è chiamato a partecipare chi guarda, in una esperienza che è visiva e ma anche meditativa, interiore.
Le opere di Welz combinano diversi piani espressivi, tra loro connessi, un gioco di tagli e di veli che lascia emergere dolcemente la materia fondante, sempre intensa e luminosa.

Opere che portano con se il fascino del tempo; di una trasformazione che consuma ma che mantiene intatti i segni della bellezza. Un tempo antico, preistorico, che prende forme della terra, come scatti di un’era geologica antica, in cui la mente può distendersi per trovare visione di cose stratificate della nostra memoria.

E nell’utilizzo di stoffe usate è “l’altro”, come dimensione umana, che affiora, anche se sconosciuto e assente; quasi a donare ciò che è stato possesso; a consegnare una testimonianza del tempo e di una presenza.

I Lavori di Welz richiamano elementi delle tradizioni contemporanee e delle avanguardie della seconda metà del secolo scorso, ma tutti diluiti in un’espressione personalissima, basata proprio in quegli innesti di elementi materici. Così tappeti stoffe, veli, tessuti di iuta si combinano con ossidi e metalli e colori; “costruzioni” basate sulla combinazione ed interazione di elementi materici, di colori che interagiscono con altri elementi, di processi di ossidazione che producono ricche modulazioni cromatiche e di collanti che creano solchi e sfumature millenarie.

Una sperimentazione, quella di Welz, che ci ricorda Fontana proprio nella sua ricerca di altri spazi cercati fuori dalla tela stessa. Materie povere si abbinano a materie ricchissime: colate di vero oro e argento che affiancano larghe tessiture di iuta consumata, colori chiari e luminosi che tornano a dare vita a materiali altrimenti dimenticati o scartati. Un’immersione in un “stile povero”, consumato dalla storia e dell’uso, da cui affiorano materie preziose. Come le vele di Kounellis che additavano a paesaggi di libertà, le tele consumate di Welz ci introducono al mondo della luce e del colore, anche di un solo colore, ma luminoso e fondante, che ravviva quella bellezza visiva che apparterrà per sempre all’umanità.